Attaccamento materno – quarta parte

mum

Winnicott nel 1956 definì la “preoccupazione materna primaria“, quale capacità di sentire empaticamente ciò di cui il bambino ha bisogno e di attaccamento come un istinto biologicamente stabile che si attiva e si evolve.

Da allora le evoluzioni e le applicazioni della teoria dell’attaccamento sono state tante e vanno dagli studi sulla continuità dei modelli di attaccamento dall’infanzia all’età adulta, alla relazione tra attaccamento e psicopatologia, dalle ricerche su attaccamento e relazioni di coppia, fino agli studi sulle basi neuroscientifiche dell’attaccamento, per citarne alcune. Molte di esse hanno individuato una forte relazione causale tra stile di attaccamento e comportamento adottato nei rapporti interpersonali.
Il presente articolo si ascrive all’interno di quest’ambito di ricerca ponendo particolare attenzione alla relazione tra stile relazionale ed emotività considerata nel duplice aspetto: capacità di esprimere consapevolmente le proprie emozioni piacevoli, e capacità di gestire le emozioni che producono stati di disagio e insofferenza.

L’analisi dei dati, che non riporto nel presente articolo ma che per gli interessati è visionabile all’indirizzo: http://www.stateofmind.it/2013/10/genesi-risoluzione-attaccamento-parte-4/, ha permesso di verificare l’ipotesi di partenza, ovvero che, le persone con un legame di attaccamento sicuro sono più capaci di regolare la propria esperienza emotiva rispetto ai soggetti con un pattern di attaccamento di tipo evitante ed ambivalente, i quali appaiono più carenti nell’autoefficacia percepita nella gestione e nell’espressione di detta esperienza.

Possiamo dunque concludere che, se la capacità di gestire le emozioni non è innata, può essere ampiamente recuperata, in molti casi, grazie a relazioni significative, divenute centrali nel processo di crescita e di strutturazione della personalità.

Giunti a questo punto, conveniamo che in senso operativo e preventivo, potremmo fare tanto come adulti attenti al mondo emotivo dei giovani?


Fonte: http://www.stateofmind.it/2013/10/attaccamento-conclusioni-parte5/

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